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Intervista con Matteo Malfatto: quando l’adattabilità diventa l’unica metrica di business
Matteo Malfatto di Gruppo Italiano Vini racconta come l’adattabilità guida ogni scelta nel wine business digitale.
Articolo scritto da
Alessio Sorrentino
01 Aprile 2026
INDICE
“The One: l’unica metrica che conta” è nato da una convinzione semplice. I numeri raccontano le persone meglio di qualsiasi presentazione. Alessio Sorrentino, COO di Floox, ha costruito un format di conversazioni dirette con chi guida business online ogni giorno.
Per il primo episodio del format ha invitato Matteo Malfatto, Ecommerce Manager di Gruppo Italiano Vini, una delle realtà più strutturate del wine business italiano. Il suo percorso racconta qualcosa che in pochi riescono a costruire davvero: competenze trasversali su ecommerce proprietari, account Amazon Vendor e Seller, marketing automation per ecommerce e analisi dei KPI, senza mai separare il dato dalla decisione. Chi ragiona così ha quasi sempre una risposta molto precisa quando gli chiedi quale sia l’unica metrica che conta.
La sua risposta ha sorpreso per profondità e chiarezza. Matteo non ha scelto un numero. Ha scelto una parola: adattabilità.
Gruppo Italiano Vini e il wine ecommerce: un settore che chiede di reinventarsi
Matteo Malfatto gestisce l’ecommerce di Gruppo Italiano Vini su più mercati, coordinando risorse interne ed esterne dalla pianificazione fino all’implementazione. Nel suo lavoro quotidiano si confronta con canali multipli, dinamiche stagionali e un settore che sta attraversando una delle fasi più complesse degli ultimi decenni.
Per rispondere alla domanda sulla sua metrica di business, Matteo ha scelto di partire dal contesto che vive ogni giorno. Il settore del vino è sotto pressione da più fronti: tensioni geopolitiche, inflazione persistente, cambiamento delle abitudini delle generazioni più giovani e concorrenza crescente da altri segmenti di bevande. Il risultato è che le variabili da monitorare non sono mai stabili.
Secondo i dati OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), il consumo mondiale di vino nel 2024 è sceso a 214,2 milioni di ettolitri, il livello più basso dal 1961, con un calo del 3,3% rispetto all’anno precedente. Il numero di bevitori mensili di vino nei principali mercati globali è diminuito di 5 milioni tra il 2021 e il 2024.
In questo contesto Matteo ha individuato nell’adattabilità la metrica più significativa per orientarsi. Non è immediatamente numerica, eppure si misura attraverso segnali precisi. Sul fronte esterno: la risposta commerciale a una nuova iniziativa, quanto impiega a rispondere, quanto converte. Sul fronte interno: la velocità con cui si passa da un’idea a un’altra, l’agilità nel portare a terra decisioni nuove.
Come ha spiegato durante la conversazione con Alessio, l’umiltà di cambiare strada è parte integrante di questa metrica. Riconoscere che una valutazione fatta in un momento preciso possa non avere più senso poco dopo e avere il coraggio di cambiare è la competenza che distingue chi cresce in un mercato in trasformazione strutturale da chi rimane fermo.
Questa prospettiva risuona con quello che osserviamo ogni giorno nei progetti di marketing automation per ecommerce e retail che seguiamo in Floox. I brand del settore food, beverage e lifestyle che ottengono i risultati migliori non sono necessariamente quelli con i budget più grandi. Sono quelli capaci di ascoltare il segnale nei dati prima che diventi evidente nella performance commerciale.
“L’adattabilità non è un numero. È la velocità con cui passi da un’idea alla prossima” – Matteo Malfatto
L’adattabilità nell’ecommerce per la marketing automation: quando i dati guidano il cambiamento
Il concetto di adattabilità che Matteo descrive nel contesto del wine business trova una traduzione precisa nel modo in cui funziona la marketing automation. Una CDP di marketing automation non è solo uno strumento per inviare email. È un sistema che legge i comportamenti degli utenti in tempo reale e consente al brand di adattare la propria comunicazione su base continua.
I flussi di email marketing automation attivi su piattaforme come SALESmanago o Magnews intercettano segnali comportamentali. Una visita senza acquisto, un prodotto visualizzato più volte, un carrello abbandonato, un cliente che non acquista da novanta giorni. Poi attivano risposte personalizzate in modo automatico. Questo è adattabilità tradotta in codice. Non si aspetta il report mensile per correggere la rotta. Si agisce nel momento in cui il dato suggerisce che qualcosa sta cambiando.
Secondo il report annuale di Omnisend “Ecommerce Marketing Report 2025”, i messaggi di marketing automation rappresentano solo il 2% dei send totali di email marketing eppure generano il 30% del fatturato. Un singolo flusso di recupero carrello genera in media €3,65 per destinatario.
La segmentazione predittiva e la logica RFM (Recency, Frequency, Monetary) sono gli strumenti con cui noi di Floox analizziamo il database di ogni cliente per capire chi sta smettendo di acquistare prima che sia troppo tardi. Nel retail marketing automation, dove il ciclo di riacquisto è influenzato da fattori stagionali e di prezzo, la capacità di intercettare i segnali deboli è la differenza tra retention e churn.
L’integrazione con l’AI per lead generation e marketing automation amplifica ulteriormente questa capacità: modelli predittivi segnalano i clienti a rischio abbandono settimane prima che smettano di interagire. Floox applica queste funzionalità nei progetti di marketing automation per ecommerce e retail su SALESmanago e Magnews per clienti come Wycon Cosmetics e Imperial Group.
La metrica della vita: benessere psico-fisico e performance nel team
La seconda domanda di The One sposta la conversazione su un piano diverso. Qual è la metrica della tua vita? Quella che non compare nei report aziendali. Matteo Malfatto, che ha una laurea in psicologia, oltre al suo percorso nell’ecommerce, perciò ha risposto con chiarezza: il benessere psico-fisico.
La sua argomentazione è diretta. Il benessere mentale pervade ogni istante della giornata, ventiquattr’ore su ventiquattro, tutti i giorni. Separare la vita lavorativa da quella personale non è possibile. Chi ci riesce, di solito si illude.
I segnali con cui Matteo misura questa metrica sono concreti: la capacità di staccare mentalmente dal lavoro quando non si è al lavoro, la qualità del sonno, la velocità con cui si ritorna in uno stato di focus dopo una giornata difficile.
Secondo ricerche internazionali su decine di migliaia di lavoratori, i dipendenti che si descrivono come soddisfatti e in buona salute mentale sono in media il 13% più produttivi rispetto ai colleghi meno soddisfatti. Il disengagement dei lavoratori costa all’economia globale circa 438 miliardi di dollari in produttività persa ogni anno.
Noi di Floox abbiamo scelto di prendere sul serio questa connessione tra benessere e performance.
Come ha raccontato Alessio Sorrentino durante la conversazione, nel team Floox si è diffusa l’abitudine di iniziare la giornata con attività fisica. Non perché sia un requisito. Perché chi inizia con il piede giusto, fisicamente e mentalmente, porta più energia e giudizio al lavoro. Abbiamo scelto la location del prossimo team building anche in funzione della palestra nei dintorni. Non è un dettaglio. È una scelta di cultura aziendale.
In un settore come quello della marketing automation per ecommerce e retail, dove le decisioni si prendono con dati alla mano e pressioni di performance reali, il benessere psico-fisico non è un lusso. È una leva competitiva.
Matteo ha usato una frase precisa per concludere: “il benessere è un’unità di misura tanto quanto il tasso di conversione e chi la ignora, prima o poi, paga il prezzo in entrambi i report”.